1) quali caratteristiche deve avere un hashtag per diventare virale e finire nei TT?
Deve essere corto, di interesse generale, sul pezzo e dunque di stretta attualità, deve riassumere in massimo 3 parole il significato ed essere chiaro per tutti. Io ho creato #sefinisseoggi, ma se avessi optato ad esempio per #sefinisseilmondo probabilmente non avrebbe avuto lo stesso successo, perché forse formulato in quel modo avrebbe avuto carattere troppo generale e dunque meno presa. In ogni caso, un hashtag non si decide a tavolino e queste considerazioni le faccio tutte a posteriori, in base a come è andata: ne usiamo tantissimi ogni giorno, perché sono utili a marcare dei concetti (e per questo sono nati), ma non per questo pensiamo di finire nei TT. Il tutto è molto casuale e legato agli avvenimenti d’attualità: più ce ne sono di forti, meno ha possibilità un hashtag generico di attecchire.2) secondo te è altrettanto “facile” che succeda con un tag associato ad un iniziativa promossa da un brand? perchè?
3) cosa deve fare un brand per essere virale su twitter, o perlomeno per far parlare di se senza “interventi esterni”?
Giocare la carta dell’autenticità: non siamo a una riunione marketing con i grandi capi, siamo su un social network! L’autoreferenzialità non paga mai, in pratica: troppi link, nessuna risposta, nessuno scambio interattivo con i followers, esserci solo perché ci sono tutti, ecco, questo è il male e non funziona. Se un brand vuole lavorare e farsi conoscere su Twitter deve pensare in primo luogo da utente e poi ragionare come un brand. Se i due ragionamenti coincidono, ottimo, si va sulla strada giusta, ma se non si trova un punto di legame, beh, dirò una cosa che mi renderà impopolare tra i colleghi, ma non è necessario che proprio tutti attuino campagne virali o efficaci sui social: non è necessario esserci a tutti i costi. Vuol dire che il posto di questi brand o aziende è un altro!

Risposte particolari che generano una riflessione che merita di essere sviluppata insieme nei commenti: come può un brand (senza interventi in campo adv) provare a generare un hashtag tanto forte da diventare trending senza incappare in errori di comunicazione grossolani? Ne parliamo qui sotto?
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Categories : Case Studies, Casi Twitter, Primo Piano



Giorgio Marandola ott-25, 2011
Un applauso sentito, se non altro perchè ha surclassato X Factor!
(la giustizia divina esiste!)
Davide Licordari ott-25, 2011
@ Giorgio Marandola:
ahahh x fortuna!
Salvatore Covelli ott-28, 2011
Di base sono d’accordo con @gioska23 sullo scetticismo riguardo gli hashtag legati ai brand. E’ vero, se troppo “sfacciati”, potrebbero generare un rifiuto da parte degli utenti, anche se c’è da dire che il popolo di twitter non è per nulla omogeneo e l’utilizzo che si fa del microblogging è molto diversificato.
Io credo che anche in ambito business l’hashtag per essere condiviso debba generare immedesimazione e identificazione, quindi far leva su stati d’animo, sentimenti provati o esperienze quotidiane vissute che siano le più universali possibili.
Puntare quindi sulla suggestione, essere evocativo, estremamente aperto e facilmente de-contestualizzabile, in modo da poter rimbalzare in diversi ambiti e situazioni.
Domanda:
e se l’hashtag #sefinisseoggi fosse in realtà un’operazione di marketing per il lancio di un prossimo film “catastrofico”?
Confessa @gioska23, per quale produzione lavori?
Gioska ott-28, 2011
No, Salvatore, non lavoro per nessuno o meglio, lavoro ma con #sefinisseoggi non c’azzecca nulla
e se solo riuscissi a fare una cosa del genere per uno dei miei clienti, beh, sarebbe fighissimo, ma non è successo!
Salvatore Covelli wrote:
Il TT della discordia. #vadaabordocazzo « COMUNICAZIONE E MARKETING, in prospettiva… gen-18, 2012
[...] (aveva creato un hashtag lo scorso ottobre – #sefinisseoggi – , diventato TT), intervistata da Davide Licordari sul suo blog 1) Quali caratteristiche deve avere un hashtag per diventare virale e finire nei TT? [...]