Non GooglePlus, non la SEO: è Twitter il vero morto

Ho letto stamattina questa infografica di Instavest dal titolo “Perchè Twitter sta morendo” e mi piacerebbe proporvi qualche riflessione in merito.

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Twitter, effettivamente, sembra morto. O perlomeno, arrivato a un punto morto. I motivi individuati dalla ricerca linkata sono innegabilmente validi e anche piuttosto noti (difficoltà di utilizzo, mancanza di innovazioni forti, crescita zero, utenti attivi in calo) e, secondo me, vanno brevemente approfonditi.

Twitter è pensato e ottimizzato per la diffusione di contenuti, più o meno in tempo reale.

Primo scoglio: chi non ha particolari contenuti da diffondere (che sia un autore o un curatore, in qualunque campo) fa moltissima fatica a generare interesse presso gli altri utenti.

E un social network che genera poche interazioni perde molto del suo significato. Le persone usano i social per averne un ritorno in temini di interazioni, di approvazione sociale, di networking.

Blogger, battutisti, vipS, giornalisti, politici: sono loro che hanno in mano Twitter, perchè hanno molto da dire e un pubblico formatosi altrove cui attingere. L’uomo comune fa parecchia più fatica (così come le aziende, ma ne parleremo dopo).

Ma coloro che producono contenuti sono una piccola percentuale rispetto a chi ne fruisce. Chi fruisce di contenuti cosa vuole?

Vorrebbe riuscire a reperire facilmente ciò che cerca, oppure riuscire a interagire con gli altri senza troppi intoppi.

Ecco il secondo scoglio: (a mio avviso) su Twitter è complicatissimo trovare ciò che si cerca (mentre è molto semplice trovare cose meravigliose, randomicamente).

zombie_twitter_birdLa ricerca (su mobile soprattutto) non è molto intuitiva, gli hashtag corretti da utilizzare per una ricerca efficace sono nella testa di ognuno di noi, i risultati sono spesso un’accozzaglia di fonti più o meno autorevoli, seguire gli utenti utilizzando liste tematiche è cosa da utenti avanzati o quasi. E conversare con qualcuno è ancora più complicato (se raffrontato alla user experience di altri social, Facebook su tutti).

Tutto ciò crea una situazione tale per cui l’utente medio del web, che non ha grosse motivazioni per stare su Twitter perchè lì non ha i suoi contatti reali; che non produce contenuti; che non può guardare foto; che non trova nessuno con cui chiacchierare, perde la voglia di provarci e abbandona.

E qui torniamo ai punti 2,3,4,5,6 e 9 dell’infografica da cui sto prendendo spunto.

Infine, Twitter e aziende.

Terzo scoglio: l’utenza (vagamente) elitaria non vede di buon occhio la presenza delle aziende nella propria timeline. Come se non bastasse, ci sono parecchie aziende che fanno MOLTA fatica a produrre contenuti. E quelle che producono contenuti interessanti (frequentamente) sono ancora meno. Risultato: la maggior parte delle aziende viene ignorata e rimane in un limbo di 300-500 followers.

I brand che invece riescono in qualche modo a trovare una chiave di lettura per risultare interessanti per il pubblico di Twitter si trovano invece a fare i conti con dei prodotti adv ancora acerbi, spesso costosi e che portano risultati in maniera piuttosto faticosa. Oltretutto, per forza di cosa, gli spazi pubblicitari di Twitter sono molto limitati, quindi (come detto) i costi sono alti rispetto a Facebook, ad esempio.

Eppure si muove, il Twitter.

Nonostante tutto, non è tutto marcio in Twitter, ho voluto esagerare. Ci sono delle cose che innegabilmente funzionano: su tutte, l’affermazione di Twitter come second-screen, ovvero Twitter come luogo deputato al commento sociale di ciò che si sta “ammirando” in televisione, come se fosse un divano allargato e infinito. Che sia televisione, calcio o musica, ci sono momenti in cui Twitter riesce a risultare coinvolgente e appassionante per tutti, principalmente perchè nel momento in cui si affrontano argomenti molto popolari si è esposti a un audience maggiore del solito, ottenendo (finalmente!) interazioni e visibilità.

Che dite, ho esagerato?

A voi i commenti, le critiche, i suggerimenti.

 

 NOTA: ovviamente tutta questa serie di ragionamenti catastrofici è relativa a un piccola parte del tutto, e alcuni aspetti dei problemi sono necessariamente semplificati. Twitter rimane un potente strumento di diffusione dei contenuti, e morto (in realtà) non è.

*** A proposito: http://www.nielsen.com/it/it/insights/news/2015/tempo-di-bilanci-per-la-social-tv-talent-reality-e-sport-i-generi-piu-discussi-su-twitter-nel-primo-semestre-2015.html

 

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10 comments

  1. Non stai affatto esagerando Davide, quello che tu hai scritto lo sto sperimentando di persona, soprattutto sull’account aziendale. La mia è un’azienda B2B, produciamo attrezzature per macchine movimento terra e lavoriamo solo con concessionari, rivenditori o noleggiatori. Il numero dei follower su twitter è attualmente fermo a 490 di cui una buona parte sono inattivi. Nulla di catastrofico, se quei 490 fossero tutti clienti attivi, avrei comunque un veicolo per pubblicizzare e mostrare l’attività dell’azienda. Invece noto che la maggior parte delle iterazioni sono concentrate durante fiere o eventi, la normale attività su twitter è poco seguita, colpa nostra che non riusciamo a creare contenuti interessanti ma parte della responsabilità secondo me è causata proprio da un calo generale di interesse, e di conseguenza, di utilizzo di questo social. Noto invece che la partecipazione a discussioni o dirette televisive è piuttosto attiva, forse è l’unico campo in cui ancora twitter riesce a fare meglio degli altri social.

  2. Analisi interessante Davide, secondo me sono da considerare anche i fattori “protagonismo” e “curiosità” (i più importanti stimoli social per chi non produce contenuti), rispetto a Twitter altri social mettono a disposizione un palcoscenico ben più fornito per soddisfare la nostra sete di protagonismo e curiosità, attraverso informazioni maggiormente dettagliate…

    Dal mio punto di vista un social di successo deve basarsi su un profilo il più possibile dettagliato ed una interazione/comunicazione facile e di ritorno…

    Questo spiega anche il fattore “second screen”, che riporta ad una maggiore possibilità di interazione e visibilità…

  3. In effetti Google+ non ha raggiunto i risultati sperati, però se facciamo un paragone con il più blasonato Facebook, a mio avviso 100likes su Google+ sono paragonabili al triplo degli stessi su Facebook. Condivido ed approvo la questione che l’utente medio non è molto attratto da Twitter, in quanto è un social più per “adetti ai lavori” che creano contenuti, mentre il ragazzino di turno è attratto principalmente da foto, video ecc.

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