Aziende e Twitter: le 7 domande fondamentali

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Leggevo giorni fa alcune riflessioni sull’effettiva utilità di Twitter per le aziende (qui). Twitter è inutile? Twitter è una perdita di tempo? Twitter influisce sul fatturato? Domande a cui nemmeno un Hegel in forma saprebbe rispondere con esattezza.

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A mio avviso i distinguo da fare sono molti. Ci provo qui di seguito, cercando di seguire un filo logico.

A) Twitter è, ancora più di Facebook, un social network altamente personalizzato, dalle dinamiche spesso astruse, settoriali e imprevedibili. Ha un linguaggio suo e una forza comunicativa pensata per determinati scopi: informazione in tempo reale, breve, immediata. Oppure un commento rapido, una considerazione “al volo”, un link a un’analisi più articolata ospitata altrove. O, anche, un esercizio linguistico, un frasario infinito. Ma non è solo questo, è tante altre cose che sono altrettanto valide (community di fan in contatto con i rispettivi idoli; repository di link e informazioni utili; e via dicendo).

Detto che probabilmente un pubblico per il tuo account aziendale ESISTE anche su Twitter, si individuano alcuni ostacoli per il raggiungimento di queste persone:

- le questioni sono due: sia gli argomenti “mainstream” che quelli di nicchia possono, come appena detto, avere un pubblico interessato. Ma raggiungerli, soprattutto per un’azienda, può essere molto complicato: da un lato per l’eccessiva volatilità dei contenuti (invecchiano nel giro di pochi minuti) se relativi a un argomento popolare; dall’altro per il numero limitato di utenti interessati ad una nicchia di infomazione (Twitter non fa i numeri di Facebook, ricordiamocelo.)

- Twitter non permette il cazzeggio “facile” di Facebook: tolta la comunicazione visiva che spesso salva i brand grazie a cuccioli, dolciumi e foto spettacolari, su Twitter rimane il solo e semplice testo (vero, si possono allegare foto, video e tutto quel che volete, ma l’impatto è diverso). Su Twitter bisogna essere interessanti. Non basta una foto a coprire un copy inesistente o una strategia traballante.

- Facebook permette di raggiungere il pubblico attraverso un sistema di inserzioni pubblicitarie altamente strutturato, cosa che anche Twitter fa ma in maniera assolutamente minore. Non è strano vedere brand con un pubblico di Twitter grande 1/10 di quello accumulato su FB.

- Twitter è visto come (esagero?) un’enorme chat, un luogo dove si comunica in tempo reale con delle PERSONE. I brand con i loro messaggi più o meno promozionali e con i loro contenuti impersonali sono visti con diffidenza se non con fastidio.

- Gli utenti di Twitter sono, spesso, molto più smaliziati nel senso digitale del termine.

B) Twitter porta via parecchio tempo. Non basta scrivere 2 cose al giorno. Non sto a farvi il pippone sul monitoring delle conversazioni online (che è cosa giusta), tranquilli. Dico solo che prima che accada il miracolo che ogni vostro tweet venga notato da buona (sufficiente) parte dei vostri followers dovrete avere un personal branding mirabile. Oppure essere un’azienda già nota, notissima (club di calcio, rockstar, multinazionali amate dai giovanissimi, politico italiano, valletta bella ma sgrammaticata).

Bisogna crederci, insomma. E sapere che non c’è una ricetta giusta a livello assoluto, ma ce n’è una sbagliata: comprare i followers. Non è illegale eh, è che non serve.

C) Se non siete pronti a mettere in discussione il vostro brand, il vostro modo di comunicare, la vostra brand identity, forse non è il caso che riponiate grosse aspettative in Twitter. Non potete sperare di far approvare ogni singolo tweet al direttore della comunicazione, a meno che non sia proprio lui a twittare (soluzione a mio avviso da considerare seriamente).

D) Twitter è il social network che fa per la tua azienda? La risposta non è scontata. Innanzitutto sarebbe meglio conoscere bene Twitter (ma per questo ci sono agenzie e consulenti, volendo); dopo di che bisogna rendersi conto che uso di vuole fare del mezzo e quali obiettivi si perseguono.

Cosa intendo? Semplifico.

  1. Hai contenuti originali, di prima mano e/o utili da passare ai tuoi followers? Notizie, foto, informazioni, video, supporto ai clienti? OK.
  2. Hai un’autorevolezza e una brand awareness tale da rendere interessanti i tuoi commenti a fatti terzi (grandi o piccoli che siano)? Ovvero, la tua opinione conta? OK.
  3. Chi ti segue su Twitter ha un valore aggiunto e un vantaggio rispetto a chi ti legge su altri mezzi di comunicazione? OK.
  4. Hai auto-ironia? OK.
  5. Sei pronto a tuffarti in un mondo in cui è possibile che ti critichino, ti insultino, ti trollino anche senza un vero motivo apparente? OK.
  6. Sei pronto a diminuire drammaticamente la distanza tra la tua azienda e i tuoi clienti, senza andare in crisi per questo? OK.
  7. Sai già che la gara a “chi ce l’ha più lungo” è falsata? OK.

Se hai risposto OK a queste 7 domande hai buone possibilità di fare un buon lavoro, altrimenti le hai ugualmente, ma sarà ancora più difficile!

 

 

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Categories : Primo Piano, Top, Twitter

About the author

Davide Licordari è Social Media Strategist e si occupa di strategia sui Social Media, Community Managing e Pubbliche Relazioni Digitali presso l'agenzia torinese Seolab. Si è occupato di Social media Marketing per Gruppo Benetton, Seat PG, Bakeca.it, Autogrill, Hp Italia, Il Secolo XIX, Panino Giusto e molti altri. Papà di Twitterpedia, Twitstupidario e dei TweetAwards. Più informazioni sull'autore Segui questo blog su Facebook
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10 Responses to “Aziende e Twitter: le 7 domande fondamentali”

  1. Aziende e Twitter: le 7 domande fondamentali | Davide Licordari | Content Marketing Italiano | Scoop.it apr-9, 2013

    [...] Leggevo giorni fa alcune riflessioni sull'effettiva utilità di Twitter per le aziende (qui). Twitter è inutile? Twitter è una perdita di tempo? Twitter  [...]

  2. j apr-9, 2013

    Comprare follower o fan non serve al brand, è verissimo.
    Ma serve parecchio per le agenzie che vengono valutate a performance dalle aziende e serve altrettanto ai web marketere che magari vengono valutati su certi kpi quantitativi.

    Ripeto non serve perchè è come schierare dei cartonati, ma la verità è anche e soprattutto quella sopra descritta

  3. @flokant apr-9, 2013

    Sono d’accordo su tutto, con qualche riserva sulla domanda n.2: l’autorevolezza si può anche costruire tramite twitter, se i contenuti che esprimo sono validi…

  4. Davide Licordari apr-9, 2013

    @ J: serve alle agenzie forse..si forse si…ma finchè non is fa educazione sarà un gioco al massacro. Anche perchè la domanda successiva all’avere tanti followers è:”cosa me ne faccio?”

    @flokant: certamente! Ci vuole molto più tempo però…e bisogna esserne coscienti :)

  5. Mari apr-10, 2013

    Ciao, bell’articolo! Vedo che molte aziende non sfruttano l’enorme potenziale di Twitter per il CRM. Mi permetto di segnalare un esempio tedesco di enorme successo: l’account twitter della Deutsche Bahn (ferrovie tedesche). Secondo me dovrebbe essere preso come esempio per le aziende di e-commerce. Hanno capito che non serve a niente fare i markettari su twitter perché twitter è prima di tutto dialogo, non una conversazione a senso unico come invece sta diventando facebook (secondo me). Ah: preciso che non lavoro per le ferrovie tedesche :)

  6. Gianluigi apr-10, 2013

    Bravo Davide. Lucida analisi. Senza troppe pippe. Scritta in Italiano (nel senso di: pochi inglesismi che riempiono la bocca). Facile da trasferire anche alle tantissime micro imprese che : “Io vorrei ma non posso”.

  7. Davide Licordari apr-10, 2013

    “scritta in italiano” è uno dei più bei complimenti che potessi farmi :) Grazie!

  8. Massimo apr-10, 2013

    Stare su Twitter porta via molto tempo, ma a mio parere l’impatto è superiore a FB perchè cambia totalmente il target. Se si vuole essere preseni a patto di avere contenuti originali e prodotti convenianti, bisogna comunque riservare alla gestione dell’account una buona parte della giornata.
    @Chitarpi_srl

  9. Aziende e Twitter: le 7 domande fondamentali | ... apr-10, 2013

    [...] Leggevo giorni fa alcune riflessioni sull'effettiva utilità di Twitter per le aziende (qui). Twitter è inutile? Twitter è una perdita di tempo? Twitter  [...]

  10. Maria Teresa Cannizzaro apr-10, 2013

    Analisi interessantissima, complimenti! Mi piacerebbe soffermarmi sul punto 6: diminuire drammaticamente la distanza tra Azienda e cliente… mi fa pensare alla capacità che ogni brand dovrebbe sviluppare di porre le domande giuste ed ascoltare “attentamente” le risposte … se ci pensiamo bene dove potrebbe succedere meglio che su Twitter?

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