Sulla sponda del fiume social mi sono seduto e ho pensato che…

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DO IT YOURSELF

  1. I social media non sono canali di vendita, sono un canale di comunicazione aziendale. Possono aiutare a vendere, possono influenzare le decisioni di acquisto, ma non possono essere utilizzati esclusivamente in questa ottica. Chi si aspetta di aumentare il fatturato (direttamente) con la sola presenza su Facebook o con una manciata di tweet, sbaglia in partenza. Bisogna considerarli come canali di comunicazione (ormai quasi tradizionali?) che sul lungo periodo possono portare a notevoli risultati in termini di fidelizzazione degli utenti, di brand awareness e di customer service. A proposito di “social commerce” > http://www.webinfermento.it/facebook-twitter-social-commerce/
  2. I social media non sono un canale di comunicazione gratuito. E’ gratuito solo scriverci sopra. Hanno però raggiuto la maturità, si sono quotati in Borsa e non regalano nulla. Come qualunque altro canale web (Google vi pare gratis?). Prevedere un budget media da utilizzare strategicamente per dare visibilità ai contenuti pubblicati (vedi punto 7) è assolutamente necessario. E utilizzare quel budget al meglio lo è altrettanto: non vi serve avere 1 milione di fan che non vi calcolano, vi servono 1000 clienti che sono pronti a parlare di voi al proprio network di amicizie.
  3. I social media non sostituiscono i siti web aziendali, nè i blog, nè i call center. Ricordiamo che tutto ciò che viene scritto sui social non è di nostra proprietà: impensabile far diventare i social uno strumento di comunicazione principale, non ne siamo i proprietari. Così come mi sembra folle il blogger che dice “scrivo direttamente sulla mia pagina Facebook/sul mio account GPlus, il blog non mi serve a nulla”. I social media sono un ottimo strumento di amplificazione, di confronto, di conversazione, di aggregazione tra persone che sono in contatto con il brand. Questo è il vantaggio reale, ovvero la possibilità di entrare in contatto quotidianamente, secondo logiche di comunicazione particolari, con coloro che sono nostri clienti/lettori. I social si affiancano, non sostituiscono ma completano.
  4. I social media sono parte di una strategia di comunicazione aziendale a 360 gradi. Leggete l’ultima frase del punto 3 e capirete. I social non devono vivere di vita propria rispetto alla comunicazione aziendale: sono una parte del tutto. L’obiettivo deve essere quello di costruire un circolo virtuoso che coinvolga i social (con le peculiarità di stile che li rappresentano) concorrano alla comunicazione del messaggio aziendale, in collaborazione con i media tradizionali, con il website di riferimento, con la comunicaziona offline. Che poi i social possano ospitare l’ultima tappa del percorso di comunicazione proposto all’utente è cosa buona e giusta, ma non possono (quasi) in nessun caso essere considerati una “nazione a parte” rispetto alle azioni del brand.
  5. I social media sono quel luogo dove gli utenti trascorrono il proprio tempo quando vogliono distrarsi, rilassarsi, divertirsi. Impossibile non tenerne conto. Le persone sono (nel 90% dei casi almeno) sui social network per cazzeggiare, non per cercare prodotti, recensire aziende o per comprare qualcosa. Questo non vuol dire che le aziende non possano ritagliarsi uno spazio, anzi. Devono però capire che si trovano a comunicare in un contesto particolare, un contesto in cui il leggero, il frivolo, l’intrattenimento la fanno da padrone. L’importante è ricordarselo, e imparare a far leva su queste emozioni per perseguire obiettivi più prettamente commerciali (business is business).
  6. I social media non sono nati per le aziende, sono nati per gli utenti. Le aziende devono adattarsi. Idem con patate. Le aziende devono avere l’umiltà di considerarsi delle intruse all’interno di uno spazio dedicato agli utenti, uno spazio che gli utenti spesso percepiscono come “libero da pubblicità” e molto personale. Diventa necessario “abbassarsi” al livello degli utenti, umanizzarsi, trovare una chiave comunicativa capace di superare la naturale e giustifiata diffidenza dei consumatori. Al tempo stesso sappiamo tutti per esperienza che quando un’azienda riesce a trovare questo “grimaldello” e riesce a fare brezza nei cuori degli utenti, vive poi di rendita anche grazie all’autorevolezza che mette in campo.
  7. I social media richiedono qualità. Sui social vengono condivisi ogni secondo una quantità spaventosa di contenuti. Spesso di livello infimo. Ecco perchè diventa fondamentale (ma che dico fondamentale, fondament!) puntare dritti sulla qualità, sul valore aggiunto che la proposizione di contenuti interessanti, creativi e empatici. Per fare questo vi servono persone che i social li conoscono bene, persone che già nel loro piccolo sono capaci di farsi notare. Diffidare dal socialcoso che non riesce a “creare engagement” nemmeno sui suoi profili social personali. Applicare quanto detto al punto 2 per ottenere una corretta strategia social.
  8. I social media sono tanti, ma non nessuna azienda ha l’obbligo di utilizzarli tutti indiscriminatamente. Ci sono aziende che sono per natura social-friendly e altre che invece, per caratteristiche, trattano prodotti o servizi molto complicati da comunicare su questi canali. No problem, l’importante è esserne consapevoli. E importante è scegliere i canali sociali più adatti per comunicare i propri prodotti, valori e benefit. Fare la gara a chi ha più profili e a chi ha più followers serve quanto un frigo in Siberia: bisogna cercare canali e pubblici giusti, adatti, in target. Insomma, se l’ultima foto dei vostri prodotti risale all’autunno del ’99, pensateci due volte prima di aprirvi a Instagram.
  9. I social media non si comprendono dall’alto di una torre d’avorio. Senza sporcarsi le mani è assolutamente inutile utilizzarli. Sono convinto che non esista una ricetta esatta per mettere a punto una perfetta strategia di comunicazione social; soprattutto se la si pensa a tavolino senza avere una concreta esperienza sul campo. I social sono fatti dalle persone, e per capire le persone è necessario frequentarle, non osservarle dall’ultimo piano di un grattacielo asettico. Aziende, prima di pensare al concorso dell’anno su Pinterest, chiedete al vostro comunity manager.
  10. I social media non sono un qualcosa che sta solamente online. Anzi. I social completano l’esperienza “reale” degli utenti, sono un mezzo utilizzato dagli utenti per raggiungere altri utenti nel momento in cui hanno qualcosa da comunicare. Le aziende (anche e soprattuto offline, nel quotidiano) devono dare agli utenti “contenuti così belli/utili/interessanti/divertenti da spingerli alla condivisione sui social media“. Vi pare facile, vero?

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About the author

Davide Licordari è Social Media Strategist e si occupa di strategia sui Social Media, Community Managing e Pubbliche Relazioni Digitali presso l'agenzia torinese Seolab. Si è occupato di Social media Marketing per Gruppo Benetton, Seat PG, Bakeca.it, Autogrill, Hp Italia, Il Secolo XIX, Panino Giusto e molti altri. Papà di Twitterpedia, Twitstupidario e dei TweetAwards. Più informazioni sull'autore Segui questo blog su Facebook
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2 Responses to “Sulla sponda del fiume social mi sono seduto e ho pensato che…”

  1. Sulla sponda del fiume social mi sono seduto e ... lug-23, 2014

    [...] I social media non sono canali di vendita, sono un canale di comunicazione aziendale. Possono aiutare a vendere, possono influenzare le decisioni di  [...]

  2. I Social, il business, le persone, le aziende e la realtà | Alessia Gribaudi Tramontana lug-24, 2014

    [...] dei due articoli è NOI siamo il modello di business di Rudy Bandiera, l’altro è Sulla sponda del fiume social mi sono seduto e ho pensato che… di Davide [...]

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