L’arte dell’arrangiarsi [dei brand sui social]

L'ARTEDIARRANGIARSI(1)

Le aziende sui social hanno delle cose da dire, dei prodotti da comunicare, dei clienti da intrattenere, fidelizzare e coinvolgere. Spesso però mancano i contenuti con cui farlo, per mille buoni (o cattivi) motivi. Devono talvolta far le nozze coi fichi secchi, e aggrapparsi ad alcune situazioni tipiche dei social media per essere percepite come aziende “social-friendly”. Eccole.

DISCLAIMER: questo post è ironico. Faccio parte del sistema anche io e contribuisco ad alimentarlo. Eppure mi piace riderci su.

 

La frase del buongiorno.

Un brand social che vuole distinguersi nel marasma di newsfeed e timeline, deve necessariamente essere cordiale e coccoloso nei confronti del proprio pubblico, della propria community. Deve dire buongiorno, magari il lunedì, ponendosi come un amico fidato cui confideresti di essere uno che fa le puzzette sotto le coperte, vantandoti.

Ed ecco che i soSCIal si riempiono di mascotte con un biscotto in mano, loghi pucciati nel caffè, spot tv del passato che fanno leva sul pensiero laterale per ricordarti che il prodotto in sconto del 23% potrebbe farti molto comodo domani, quando sbadiglierai rumorosamente alle 8:00.

La frase sul lunedì.

Il lunedì, tuttavia e quand’anche, domina i pensieri degli strategistS. Il lunedì è il giorno della frase motivazionale, il giorno in cui la tua azienda del cuore, quella che segui su Twitter senza se e senza ma, ti sprona a dar il massimo e a diventare il Re del Mondo, il Sindaco dell’Universo, il Renzi della Galassia.

La motivazione solitamente arriva dal prodotto che si vuole promuovere: un’app sulla misurazione della peluria superflua, una marca di cioccolatini al tabasco, un caffè che più lo mandi giù più ti tira su, una camicia dal giusto collo. Spesso però, non c’entra un’emerita mazza, e l’associazione brand-buongiorno sfiora l’imbarazzante. Giuro (GIURO) di aver visto una marca di tonno sott’olio augurare buon lunedì proponendo un inizio di settimana alternativa a base di tonno in scatola.

La frase del venerdì.

Il venerdì è il secondo giorno preferito dalle aziende che gigioneggiano (avete mai letto questa parola in un blog di SMM?) sui social, perchè possono sbizzarrirsi augurando in modo creativo un buon fine settimana a frotte di fanS impazziti. Ed ecco che cocktail multicolor, sdraio, party in discoteca e occhiali da sole si affiancano a termoregolatori da esterno, peluche in cachemire e polizze sulla vita. “Vai, mio amico utente, e goditi il sabato insieme a noi che ti miglioriamo la vita” è il messaggio imperante.

Il commento sul morto del giorno.

Quando muore qualcuno di famoso, è festa grande nel reparto comunicazione dell’azienda di turno. Perchè i casi sono due: o l’azienda ha qualcosa in comune con il caro estinto (un ricordo, uno spot, una foto, un autografo sul SuperTele di quando il marketing manager era bambino), oppure si cerca di trovare un collegamento di qualunque tipo.

E’ morto Mandela e noi produciamo mobili in mogano? Perfetto! Siamo dalla parte dei neri entrambi. Muore John Lennon e il barattolo di marmellata è tondo come i suoi occhiali? M-A-G-N-I-F-I-C-O, ecco pronta una grafica che fonde insieme questa splendida coincidenza.

In alternativa, c’è sempre la frase fatta “Vai e insegna agli angeli a ___________ (inserire specializzazione del protagonista)“.

Il commento alla notizia del giorno.

Se non muore nessuno, niente paura, ci sarà comunque una qualche notizia di attualità da commentare, magari immedesimandosi in situazioni ai limiti dell’incredibile. Il brand che vive i social in real time non può esimersi dall’interpretare i fatti secondo i propri valori: “Cade il Governo? Beviamoci su una birra!“, “La Nazionale vince i mondiali di pattinaggio a rotelle quadre? La nostra aziende sostiene le forme geometriche fin dal 1982!“, “Jovanotti ritrova la S perduta? Noi da sempre abbiamo un S nel nostro logo!“.

La ricorrenza imperdibile.

Calendario alla mano, le aziende individuano le Giornata Mondiali più note al grande pubblico e danno sfogo ai propri creativi affinchè inventino “un’ideuzza virale”. Le aziende invece vanno a nozze con le festività e affini, perchè dà loro occasione di sbizzarrirsi in celebrazioni fantasiose. La Giornata Mondiale del Libro, quella del Bacio, quella del Capitone in salsa Rosa o del Termosifone alimentato a carote: noi ci siamo, e siamo qui per farvi sorridere. Sempre. Gnè gnè.

Che faccio, continuo o mi suggerite voi altri spunti?

 

 

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One comment

  1. Sicuramente una piacevole lettura. Grazie Davide!
    Articolo divertente ma che fa riflettere sulla realtà della comunicazione aziendale…trovo che in essa ci sia un eco del teatro della crudeltà di Artaud (tutto pur di raggiungere il fine).

    Solo la mia personalissima opinione.

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