Ma sti social media, a cosa servono?

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A costo di darmi la zappa sui piedi, lo dico: c’è chi sopravvaluta i social media. C’è chi crede che basti avere una pagina Facebook per poter avere un ritorno dalle attività di comunicazione. C’è chi è convinto che i social media non sia un canale di comunicazione ma un potente strumento di vendita.

Ragazzi, la risposta è NO.

I social media sono dei CANALI DI COMUNICAZIONE (tatuatevelo in fronte) che, inseriti in una corretta strategia integrata di marketing (online + offline), possono (POSSONO, come tutte le attività di comunicazione) portare a risultati interessanti a livello di visibilità, di passaparola, di percezione del brand presso il utenti, di interazione con clienti e prospect. Avete fatto caso che non ho detto nemmeno una volta la parola “vendita”? E’ un discorso talmente ampio che sarebbe necessario un articolo dedicato.

Una cosa che possono fare i social media è influenzare il processo di acquisto: possono far scoprire un prodotto, possono comunicare una promozione, possono aiutare un cliente bisognoso di assistenza, possono far nascere un bisogno. Tracciare una “scintilla” commerciale innescata dalla comunicazione aziendale sui social network è una delle operazioni più difficili che si possano immaginare. E non solo a livello tecnico. Stiamo parlando di sensazioni, percezioni, conversazioni: la fregatura è data dal fatto che tutti sono convinti che sul web sia possibile tracciare tutto. Chi si sogna di porsi il problema di quante vendite porta un cartellone 6×3 piazzato in una periferia?

Detto ciò, e sia chiaro che non è un “mettere le mani avanti”, andiamo avanti con la riflessione.

Una volta compreso che i social non sono un canale di e-commerce, si passa alla questione “cosa comunico tramite i canali social aziendali?”. Mica semplice. Spesso le aziende mettono a punto strategia di comunicazione prettamente commerciali: visto ciò che ho scritto poco sopra, spesso sono strategie fallimentari. Altre volte la comunicazione invece è talmene slegata dalla comunicazione di prodotto (giochini, quiz, intrattenimento puro) al punto da far dimenticare agli utenti quale sia l’effettivo business aziendale.

NON ESISTE UN RICETTA PERFETTA. 

Esistono alcuni “ingredienti” di cui però non è possibile fare a meno:

- avere pazienza: una community, a meno che non ci sia già, non si costruisce in 2 mesi. E nemmeno schioccando le dita, gratis.

- definire un obiettivo: a cosa ti servono i social? Devi farti conoscere? Devi aggregare i tuoi clienti? Vuoi aumentare le visite al tuo sito web?

- interpretare i segnali degli utenti: analizza quali sono i contenuti più apprezzati dalla community e chiediti se e come puoi sfruttare questa passione a tuo favore. Analizza i comportamenti degli utenti nei tuoi confronti, ascolta le persone. E ricorda che sui social network, cara azienda, l’intrusa sei tu.

- semplificare: gli utenti non hanno voglia di sbattersi. Semplificagli la vita, non fargli fare 30 azioni prima di dargli ciò che vuoi che trovino. Sui social c’è una confusione tale che l’immediatezza paga sempre.

- integrare: i social media sono parte di un processo di comunicazione, non vivono di vita propria. Integrali con ciò che comunichi sul tuo sito, sulla stampa, sui volantini in negozio, nell’immagine coordinata. Crea un motivo per cui i tuoi clienti (e non solo loro) dovrebbero decidere di venirti a cercare su Facebook, su Twitter o su Instagram.

5 ingredienti che, se ben mixati, portano alla creazione di un canale di comunicazione potenzialmente efficace.

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Il resto è storia. Da raccontare nel prossimo post.

 

 

Categories : Facebook, Primo Piano, Top, Varie SocialMedia

About the author

Davide Licordari è Social Media Strategist e si occupa di strategia sui Social Media, Community Managing e Pubbliche Relazioni Digitali presso l'agenzia torinese Seolab. Si è occupato di Social media Marketing per Gruppo Benetton, Seat PG, Bakeca.it, Autogrill, Hp Italia, Il Secolo XIX, Panino Giusto e molti altri. Papà di Twitterpedia, Twitstupidario e dei TweetAwards. Più informazioni sull'autore Segui questo blog su Facebook
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4 Responses to “Ma sti social media, a cosa servono?”

  1. Ma sti social media, a cosa servono? | Davide L... mag-13, 2014

    [...] A costo di darmi la zappa sui piedi, lo dico: c'è chi sopravvaluta i social media. C'è chi crede che basti avere una pagina Facebook per poter avere un r  [...]

  2. Monica Moretti mag-20, 2014

    Hai ragione Davide, i social non servono per vendere ma servono tantissimo per farsi conoscere. Parlo naturalmente per esperienza personale, la mia azienda si occupa di produzione di attrezzature per macchine movimento terra, settore strettamente legato all’edilizia, settore in piena crisi dal 2008. Eravamo e siamo fornitori Bobcat e Caterpillar ma nessuno ci conosceva al di fuori dell’Italia, tranne qualche eccezione. Nel 2010, stanchi di aspettare la manna che non sarebbe mai arrivata, abbiamo deciso di avviare un’attività social per farci conoscere nel resto del mondo. Nel 2008 il fatturato era suddiviso in 30% estero (Bobcat e Caterpillar), 70% Italia. Ora i ruoli si sono invertiti, abbiamo un 60% estero e 40% Italia. Ci conoscono in Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa, Stati Uniti (hai sentito bene, siamo entrati anche nel mercato americano, cosa quasi impossibile), il tutto con un investimento in fiere, sito, social ben ponderato. Qualcuno può anche dirmi che non è merito dei social, forse no però ci sono clienti che non avrebbero mai saputo nulla di noi senza social, non ci avrebbero contattato e non sarebbero diventati clienti, poi sta nell’azienda tenerseli stretti.

  3. Davide Licordari mag-20, 2014

    Monica, ma non sapevo..dovremmo fare un caso di studio sulla tua azienda! Che ne dici, ti posso scrivere in mail?

  4. Monica Moretti mag-20, 2014

    Volentieri Davide, la mia mail è mmoretti@m3srl.com oppure ci si vede (se ci sei) a Milano al #smmdayit :-)

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